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È dalla cancellata, al termine di una dolce gradinata su cui affaccia una piccola cappella, che si accede al Ponte, uno dei pochi (forse l’unico) rimasti in Europa ancora parzialmente transitabili.

Ponte Ronaco, o Ponte degli Aurunci, fu costruito intorno al II sec. d.C. per collegare Sessa Aurunca alla via Appia (secondo la leggenda medievale, il ponte fu costruito dal mago Bailardo).


È costituito da 21 arcate poggianti su pilastri con piloni in muratura a secco rivestita di mattoni. La pavimentazione presenta le caratteristiche basole in trachite vulcanica conservatesi ancora quasi integralmente. Soluzione ingegneristica di notevole livello tecnico, data l’orografia della zona circostante, capace di poter superare facilmente l'ampio vallone percorso dal Rio Travata.


Due frammenti di trabeazioni risalenti all'epoca medievale, appoggiati alla casa, fungono da caratteristici sedili ed invitano alla conversazione in una rievocata agorà rurale.

Muri sbrecciati dal tempo, coppi in antico, caldo cotto rosato, cemento schiarito dal sole e mattoni nudi, travertino sabbioso degli Aurunci che cambia sfumatura al variare della luce; il cotto originario, ispessito, poroso ed irregolare a scaldare le camere, e specialmente le ceramiche vietresi, fuse – con quelle della vicina Cascano – ai galletti di Puglia ed ai colori inequivocabili della Sicilia, trasmettono l'amore per l'artigianato unico e meraviglioso del nostro bel paese.


E poi: muschi a rivestimento di basse bordure di cinta, fichi selvatici, eucaliptus secolari, giuggiole purpuree, odorosi iris di campo, agrumi, ciliegi e noci, oltre ai numerosi ulivi, sono gli elementi naturalistici che fanno di questa «terra di lavoro» un collage di colori che rasserena lo sguardo del cuore.


L'assenza del quotidiano incalzante lascia il posto al silenzio, ai ritmi lenti che rigenerano le idee e rilasciano benessere proporzionalmente al tempo di somministrazione. Il relax, da queste parti, è sacro.


Si è cercato di conservare la struttura primordiale utilizzando i materiali presenti e quelli di recupero, in un'assenza quasi totale di decoro superfluo. Gli unici colori concessi sono quelli della natura. Per il resto domina il bianco assoluto nelle sue declinazioni, dalla calce dei muri al grezzo dei tessuti.


Anche i nomi degli ambienti sono rimasti quelli delle denominazioni familiari di sempre. La camera “Bianca e blu”, dal caratteristico pavimento bi-color dipinto a mano; la "Limone" e la "Olivo", dedicate alle piante regine del luogo; e poi la "Cantinola", la "Mangiatoia", la "Cantina", che prendono spunto dall'utilizzo antico dei locali.


Ciò che proviamo è ciò che vorremmo lasciare ai nostri ospiti:
il ricordo di uno stato d'animo così simile alla felicità.